di , 22/11/2023

Durante l’Italian Summit di Frontiers Health 2023, uno dei momenti più significativi è stato il focus sulla presentazione delle iniziative e dei progetti intrapresi dagli stakeholder dell’ecosistema italiano della sanità digitale.
Nella sessione intitolata “I Progetti del Cambiamento”, sono stati esaminati in dettaglio, attraverso tre momenti distinti, diversi esempi di queste iniziative pensate per trasformare il panorama del nostro servizio sanitario nazionale e i programmi di cura.

Valorizzare la ricerca in Italia

La prima occasione di confronto è stata una discussione dedicata al tema “Il valore della ricerca in Italia”, moderata da Gaia Contu, divulgatrice scientifica e ricercatrice presso la Scuola Sant’Anna di Pisa. Sono intervenuti Michela Pellegatta, membro della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR), e Lorenzo Wittum, CEO di AstraZeneca Italia.

Il dibattito si è focalizzato sulla ricerca italiana e le azioni messe in atto per la sua valorizzazione sia dal punto di vista istituzionale sia da una multinazionale farmaceutica attivamente impegnata in questo ambito.

Dall’intervento della Pellegatta è emerso l’impegno del MIUR per rafforzare, sia qualitativamente che quantitativamente, il sistema della ricerca in Italia attraverso:

  • una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, con l’obiettivo di promuovere il trasferimento tecnologico;
  • l’attuazione di politiche volte ad attrarre in Italia i migliori ricercatori del mondo. L’obiettivo è favorire la circolazione di talenti poiché solo uno scambio bidirezionale è in grado di rendere competitivo il nostro sistema di ricerca;
  • il potenziamento delle infrastrutture di ricerca, così da permettere la costituzione di grandi poli di innovazione capaci di attrarre dall’estero maggiori investimenti e ricercatori.

A seguire, Wittum ha evidenziato le risorse che l’industria può mettere in campo, illustrando anche le azioni e le iniziative che una multinazionale come AstraZeneca può intraprendere a favore della ricerca.

In tale contesto, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale sarà un sicuro fattore di accelerazione nella ricerca, in quanto è in grado di compattare in poche ore l’esecuzione di interi processi di analisi che fino a qualche anno fa avevano una durata di mesi.

Negli anni a venire, ci si attende che gli investimenti complessivi in ricerca nel settore farmaceutico raggiungano una straordinaria cifra di 1500 miliardi di dollari. Wittum ha evidenziato che AstraZeneca, come parte integrante di questo panorama, dedica annualmente 10 miliardi di euro alla ricerca, coprendo sia le fasi di scoperta che quelle cliniche. Inoltre, AstraZeneca sta attualmente conducendo 319 studi clinici, di cui ben 164 sono in corso in Italia. Questi sforzi concreti testimoniano l’impegno della società nel contribuire significativamente all’avanzamento della ricerca e all’innovazione nel campo farmaceutico.

Wittum ha poi sottolineato come AstraZeneca Italia abbia in corso numerose collaborazioni, anche in ambito digitale, con poli universitari (Università di Padova e Università di Bari), istituti di ricerca (Human Technopole di Milano) e con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Infine, ha annunciato il lancio di Researchalize, una piattaforma che ha l’ambizione di essere un punto di riferimento per la condivisione di esperienze fra ricercatori, policy maker e industria.

La collaborazione per la digitalizzazione dei percorsi di cura

La seconda occasione di confronto è stata offerta da un panel incentrato sul tema “La digitalizzazione dei percorsi di cura: l’integrazione di dispositivi medici software per una migliore gestione della psoriasi per medici e pazienti”.

Moderati da Alberta Spreafico, diversi stakeholder, in rappresentanza dei vari attori coinvolti nella digitalizzazione in sanità (medici, pazienti, società scientifiche, piattaforme software e industria) si sono confrontati sulle opportunità e sugli attuali limiti dell’innovazione digitale applicata alla gestione di una patologia specifica come la psoriasi.

A questo panel multidisciplinare hanno preso parte: Giuseppe Argenziano, Presidente di SIDeMaST; Marco Galluzzo, membro del comitato media di SIDeMaST e dermatologo ricercatore presso l’Università Tor Vergata di Roma; Valeria Corazza, Presidente di APIAFCO; Graziella Bilotta, CEO di Paginemediche; Federico Chinni, General Manager di UCB Italia.

La discussione ha evidenziato come l’innovazione digitale nel campo dermatologico possa migliorare la gestione

La discussione ha messo in luce come l’innovazione digitale, in un ambito come quello dermatologico, può essere un fattore utile per migliorare la gestione dei pazienti cronici.

In particolare, la digitalizzazione ben strutturata di alcuni processi potrebbe consentire ai medici di migliorare l’integrazione fra ospedale e territorio. Questa iniziativa potrebbe significativamente ridurre i tempi d’attesa e fornire assistenza a un numero più ampio di pazienti, inclusi quelli attualmente diagnosticati che, per varie ragioni, non seguono attivamente il trattamento.

Le aspettative di un accesso equo all’innovazione digitale sono spesso ostacolate da criticità organizzative, normative e tecnologiche. Ad esempio, in alcune regioni, la dematerializzazione della ricetta non è ancora stata implementata, mentre per la telemedicina mancano tariffe stabilite, rendendola inutilizzabile in molte aree del paese nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Inoltre, la piena interoperabilità tra i diversi fascicoli sanitari elettronici regionali è ancora un obiettivo non raggiunto, e la maggior parte dei profili pazienti non è stata inserita in tali sistemi.

Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla disparità nella copertura di connessione internet su tutto il territorio nazionale. Secondo i dati forniti da Istat, una famiglia su quattro non possiede ancora la connessione web, e il 58% di esse ha dichiarato di non saperne fare uso.

È evidente che la tecnologia da sola non è sufficiente per promuovere l’innovazione, risultato che può essere ottenuto solo attraverso il dialogo e la collaborazione tra i vari stakeholder coinvolti nella gestione dei percorsi di cura.

Formazione per innovare i processi di prevenzione e cura

L’ultimo contributo è stato offerto da un dialogo fra Davide Bottalico, Digital Director di Pfizer Italia, e il Professor Loreto Gesualdo dell’Università di Bari e Presidente della FISM.

I due si sono focalizzati sul tema “Ecosistema digitale delle cronicità. Dalla multidisciplinarietà alla prescrizione unica”. In continuità con il panel precedente, anche in questa sessione è stata sottolineata l’importanza della collaborazione, soprattutto in un momento come quello attuale dove si ha come finalità quella di innestare la telemedicina in tutti gli ospedali italiani.

Dobbiamo addestrare 400.000 medici, uno sforzo incredibile poiché essi, attraverso un “programma di addestramento” devono cambiare il loro modo di lavorare utilizzando una tecnologia che non hanno mai utilizzato prima.

Le attuali opportunità di innovazione hanno permesso il superamento di barriere tecnologiche che in passato limitavano la gestione ottimale dei pazienti. Oggi, le sfide principali riguardano principalmente l’integrazione delle soluzioni di telemedicina nei percorsi di diagnosi e trattamento del paziente. Una criticità che, per essere risolta, richiede l’implementazione di una strategia incentrata sulla formazione. Il Professor Gesualdo ha specificato che la formazione non debba concentrarsi solo sui pazienti, bensì anche al medico specialista deve essere erogata formazione che deve avere un duplice scopo: acquisire competenze nell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, ed essere in grado di collaborare con altri professionisti sanitari.

Non dobbiamo partire dai PDTA esistenti cercando di aggiornarli a livello tecnologico e inserendo in essi vari tool all’interno del percorso attuale. Al contrario, i percorsi vanno completamente rimodulati, per cogliere appieno le opportunità che la telemedicina è in grado di mettere a disposizione degli operatori sanitari.

È importante, quindi, che nella reingegnerizzazione dei PDTA siano coinvolti anche i pazienti, in modo da soddisfare i loro bisogni. Ecco perché è necessario che anche i pazienti ricevano un’adeguata formazione, poiché solo in tal modo essi saranno in grado di gestire in autonomia, quando richiesto, i nuovi percorsi.

Infine, per promuovere l’adozione di nuovi modelli sanitari, il Professor Gesualdo ha presentato il programma Think Tank, realizzato da FISM, finalizzato a fornire strumenti utili per questo scopo. Quest’iniziativa rappresenta un percorso condiviso e partecipativo che si articola su due sistemi interconnessi: da una parte la sintesi multidisciplinare di aree cliniche, dall’altra lo sviluppo in parallelo di aree funzionali e di innovazione.

Avviato nel corso del 2023, il programma è in fase di sviluppo e nel corso dei primi mesi del 2024 sono in programma le presentazioni dei primi patient journey virtuali dedicati ad alcuni specifici ambiti terapeutici.


Frontiers Health 2023