Lo scorso 18 ottobre, al Centro Congressi Lingotto di Torino, ha preso il via il 54° Congresso Nazionale della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa), che fino al 21 ottobre ha riunito oltre 1.500 partecipanti e 350 relatori. Al centro delle quattro giornate, il rapporto tra medicina fisica e riabilitativa e intelligenza artificiale, tema scelto per questa edizione e declinato nel titolo «Medicina Fisica Riabilitativa e Intelligenza Artificiale».
Diciannove le aree scientifiche coinvolte, sotto il filo conduttore indicato dai presidenti del Congresso, Sabrina Dal Fior e Giuseppe Massazza: «Prevedere per progettare per meglio intervenire». L’evento ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, della Regione Piemonte, della Città di Torino, dell’Università degli Studi di Torino e del Politecnico di Torino.
Al tavolo anche le istituzioni del digitale
A testimoniare la rilevanza del tema anche al di fuori dell’ambito strettamente clinico è stata la presenza di rappresentanti delle istituzioni che guidano la trasformazione digitale del Paese. Alla tavola rotonda dedicata all’atto medico «tra responsabilità, etica ed innovazione tecnologica nell’epoca dell’IA» sono intervenuti, tra gli altri, Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), e Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione. Il confronto ha affrontato alcune delle questioni centrali per il futuro della sanità digitale: l’applicazione dell’AI Act, la governance del dato clinico e l’impiego responsabile degli algoritmi. Temi ripresi anche nel simposio congiunto con la SIRN (Società Italiana di Riabilitazione Neurologica), con cui SIMFER ha costituito un gruppo intersocietario dedicato all’intelligenza artificiale.
Una parte significativa del programma è stata dedicata all’affidabilità degli strumenti: dai sistemi di supporto alle decisioni cliniche ai large language model applicati alla riabilitazione, esaminati anche alla luce della loro capacità di rispettare le linee guida e di restituire risultati fondati su una ricerca bibliografica rigorosa. Non a caso, la sessione inaugurale è stata affidata agli specializzandi e intitolata «Riabilitazione e Intelligenza Artificiale: uno strumento da imparare a conoscere».
Dai wearable ai robot che leggono il movimento
Il numero di persone che potrebbero beneficiare di interventi riabilitativi è in costante crescita. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, nel 2019 circa 2,41 miliardi di persone nel mondo presentavano condizioni per le quali la riabilitazione avrebbe potuto offrire un beneficio, il 63% in più rispetto al 1990. Un incremento legato anche alla crescita e all’invecchiamento della popolazione, che evidenzia la necessità di rafforzare i servizi riabilitativi a livello globale.
Tra le soluzioni presentate al congresso, Wander, la piattaforma robotica mobile sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia e da INAIL. Grazie a sensori di forza, telecamere e algoritmi di controllo adattivo, il sistema rileva le intenzioni di movimento del paziente e regola in tempo reale velocità, direzione e livello di assistenza. L’obiettivo è supportare diverse attività motorie, dal cammino ai cambi di direzione, fino al passaggio dalla posizione seduta a quella eretta.
Accanto alla robotica, dispositivi indossabili e algoritmi predittivi sono stati al centro delle sessioni dedicate all’ottimizzazione della salute, alla gestione della cronicità e alla prevenzione degli infortuni. Tra gli altri temi affrontati, la teleriabilitazione, l’ecografia muscolo-scheletrica assistita dall’IA e la neuromodulazione «a circuito chiuso».
L’intelligenza artificiale ha attraversato trasversalmente le diverse aree della disciplina: dall’ictus alle lesioni del midollo spinale, dal dolore muscolo-scheletrico alla riabilitazione dell’anziano, da quella sportiva e paralimpica fino alla riabilitazione oncologica. Quest’ultima assume un’importanza crescente anche alla luce dei progressi nelle cure e del numero di persone che, dopo la malattia, hanno bisogno di recuperare funzionalità e qualità di vita.
Rimane tuttavia essenziale distinguere tra potenzialità tecnologiche e applicazioni clinicamente validate. Per alcune applicazioni, in particolare quelle basate su modelli predittivi e sistemi robotici di nuova generazione, le evidenze cliniche sono ancora in fase di consolidamento. La loro efficacia e affidabilità richiedono ulteriori studi e validazioni prima di poterne sostenere un’adozione estesa nella pratica clinica.
Prevedere, non sostituire
A fare da cornice alle giornate del congresso è stata anche la posizione del presidente SIMFER, Giovanni Iolascon: «L’intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma non deve farci dimenticare che la riabilitazione è innanzitutto un progetto di cura complesso, personalizzato e multidisciplinare». Un principio richiamato anche nella lettura magistrale di Enrico Frascari, Technology Innovation Ambassador, dal titolo «Educhiamoci all’intelligenza artificiale: quando la tecnologia ci rende più efficienti, non più saggi».
Il punto non è soltanto introdurre nuovi strumenti nella pratica riabilitativa, ma capire come integrarli nei percorsi di cura. Sensori, algoritmi predittivi e robotica possono contribuire a rendere gli interventi più personalizzati, migliorare il monitoraggio e supportare le decisioni cliniche. Il loro valore dipenderà tuttavia dalla solidità delle evidenze scientifiche, dalla capacità dei professionisti di interpretarli e dalle regole che ne disciplineranno l’impiego.
È in questa prospettiva che acquista significato il sottotitolo scelto per il congresso: «Prevedere per progettare per meglio intervenire». La capacità di analizzare i dati e anticipare possibili evoluzioni cliniche può diventare una risorsa importante per la medicina riabilitativa, a condizione che resti parte di un progetto di cura costruito intorno alla persona. Perché l’intelligenza artificiale può supportare il lavoro del professionista, ma non sostituire la responsabilità clinica e la dimensione umana della riabilitazione.