di , 21/01/2026

Ad oggi la Missions 6 del PNRR si trova in una fase critica. Con una dote di 15,6 miliardi di euro, l’Italia deve centrare tutti gli obiettivi della Missione 6 entro la fine del 2026. Tuttavia, i monitoraggi più recenti di Corte dei Conti e Agenas descrivono un’avanzata a due velocità che mette a nudo i limiti strutturali del nostro sistema.

La nuova mappa della sanità territoriale

La sfida più complessa riguarda le reti di prossimità e la telemedicina. Per quanto concerne le Case di Comunità, il governo ha dovuto rivedere i piani iniziali: l’inflazione e l’impennata dei costi delle materie prime hanno ridotto il target da 1.350 a 1.038 strutture. A inizio 2026 i cantieri presentano situazioni opposte lungo la penisola. Se regioni come Friuli, Veneto ed Emilia-Romagna si avvicinano al traguardo, Calabria e Sicilia accumulano ritardi preoccupanti. Ma il vero problema non sono i mattoni: a metà 2025, appena il 4,4% delle strutture attive garantiva il mix di medici e infermieri previsto dal DM 77. Senza un piano di assunzioni massiccio per 10.000 infermieri di famiglia e migliaia di tecnici, le Case di Comunità resteranno scatole vuote.

Al contrario, le Centrali Operative Territoriali (COT) rappresentano il fiore all’occhiello del piano. Le istituzioni ne hanno già certificate 638, superando l’obiettivo fissato a 600. Queste centrali costituiscono il vero “cervello” digitale del territorio, anche se ora i tecnici devono risolvere il nodo principale: la piena interoperabilità dei sistemi. Buone notizie arrivano anche dall’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), dove l’Italia ha superato le aspettative prendendo in carico oltre 884.000 over-65, ben 42.000 in più rispetto ai target originali.

Innovazione e digitalizzazione

Sul fronte dell’ammodernamento tecnologico, le Grandi Apparecchiature registrano performance eccellenti. Già a fine 2025 gli enti preposti avevano speso circa il 50% dei fondi per sostituire TAC e risonanze obsolete. Procedono invece con il freno a mano tirato i lavori per la digitalizzazione dei Dipartimenti d’Emergenza e Accettazione (DEA), fermi a una spesa vicina al 20%.

Il 2026 segna però, soprattutto, l’anno della verità per il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. L’architettura tecnica è finalmente pronta, ma la sfida si sposta ora sulla qualità dei contenuti: il sistema sanitario attende che medici di base e strutture regionali inseriscano dati omogenei e pronti all’uso.

Un’Italia a tre velocità

Le azioni territoriali delineano una geografia della salute frammentata in tre aree distinte:

1. I “First Mover” (Nord e Centro): Regioni come Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Toscana hanno già attivato nuclei principali delle strutture. In queste zone le COT dialogano già stabilmente con i servizi di cure palliative e l’assistenza domiciliare.

2. L’Area della Digitalizzazione: Nel Mezzogiorno, nonostante i ritardi nell’edilizia sanitaria, la digitalizzazione corre veloce. Sicilia e Puglia stanno sfruttando la telemedicina per assistere 300.000 pazienti, mentre i bandi per le Grandi Apparecchiature hanno permesso ad alcune ASL meridionali di rinnovare l’80% del parco macchine.

3. La “Zona Grigia” (Aree Interne): Qui la carenza cronica di personale impedisce il decollo dei servizi ordinari. Per rimediare, la strategia del 2026 punta sulle Unità Mobili Digitali: veri e propri camper sanitari connessi via satellite che portano la diagnostica e i consulti dove mancano gli ospedali fisici.

Il calendario del 2026: riforme e scadenze legislative

L’agenda di quest’anno non ammette distrazioni. Il Ministero della Salute ha appena avviato la “Riforma 2026” attraverso una legge delega approvata a metà gennaio. Questo provvedimento mira a riorganizzare il SSN, introducendo per la prima volta gli “ospedali di terzo livello” per le eccellenze nazionali e nuovi modelli di integrazione ospedale-territorio.

Le scadenze da monitorare nei prossimi mesi sono tre:

  1. 30 giugno 2026: Entro questa data l’Italia deve garantire la piena operatività di tutte le Grandi Apparecchiature acquistate e l’attivazione effettiva dei servizi nelle Case di Comunità.
  2. Settembre 2026: È il termine ultimo per completare i corsi di formazione manageriale e digitale per il personale sanitario, un pilastro necessario per far funzionare la nuova sanità “paperless”.
  3. 31 dicembre 2026: Scade il termine per l’adozione di tutti i decreti attuativi della nuova legge delega. Tra questi, spicca la revisione delle tariffe per le prestazioni ambulatoriali e di ricovero, fondamentale per garantire la sostenibilità economica delle strutture PNRR una volta esauriti i fondi europei.

La Legge di Bilancio 2026 ha già messo sul piatto 2,38 miliardi di euro aggiuntivi per il Fondo Sanitario Nazionale, ma la vera partita si giocherà sulla capacità delle Regioni di spendere questi fondi per contrattualizzare i professionisti necessari a popolare la nuova rete territoriale.

In breve: I 5 numeri del PNRR Salute 2026

DatoValoreSignificato
Budget Totale15,6 Mld €L’investimento complessivo per modernizzare il SSN.
Case di Comunità1.038Le strutture fisiche da attivare entro dicembre 2026.
Pazienti in ADI842.000L’obiettivo di assistenza domiciliare per gli over-65.
Infermieri necessari10.000La stima minima di nuovi professionisti per il territorio.
Ultima Scadenza31 Dic 2026Il termine perentorio per rendicontare tutte le spese.