di , 19/05/2026

Perché le app attuali falliscono e come co-progettare il futuro

La prevalenza dell’obesità adolescenziale è in costante aumento a livello globale. Questa crescita è guidata da determinanti strutturali e commerciali della salute. Tra questi spiccano le disuguaglianze socioeconomiche e gli ambienti sempre più digitalizzati.

Le tecnologie sanitarie offrono sulla carta opportunità scalabili per la prevenzione. Tuttavia, la maggior parte degli interventi sviluppati finora si è rivelata inefficace. La ragione principale risiede nel loro approccio. Si tratta di soluzioni focalizzate esclusivamente sul peso (weight-centric). Sono programmi eccessivamente individualistici e totalmente disconnessi dalle esperienze vissute dai ragazzi.

A delineare questo scenario è una rassegna narrativa pubblicata dalla rivista The Lancet Digital Health (Vol. 2026). Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Sydney. Il report evidenzia la necessità di un cambio di paradigma radicale. Per prevenire l’obesità tra i 10 e i 24 anni occorre superare l’approccio paternalistico. È fondamentale strutturare soluzioni integrate nei sistemi sanitari e co-progettate direttamente con gli adolescenti.

I limiti delle attuali soluzioni di mHealth

I dati della letteratura scientifica mostrano un netto contrasto. Da un lato c’è l’entusiasmo dei giovani verso le tecnologie. Dall’altro si registra la scarsa efficacia clinica dei sistemi di salute digitale (mHealth).

Un’umbrella review del 2025 ha sintetizzato 162 studi primari. La ricerca ha confermato che gli interventi digitali producono solo effetti piccoli e inconsistenti sul BMI e sui BMI Z-score di bambini e adolescenti. Anche l’uso dei messaggi di testo (SMS) ha mostrato benefici clinici molto limitati. Una revisione sistematica citata nel report segnala un dato chiaro. Su otto ricerche focalizzate sugli SMS, solo una ha raggiunto una significatività statistica nella riduzione del BMI.

I fattori chiave che determinano questo fallimento includono:

  • Basso livello di aderenza (engagement): I ragazzi abbandonano rapidamente le piattaforme. Spesso i software sono basati su modelli di coinvolgimento strutturati per gli adulti.
  • Carenza di co-design: La quasi totalità delle soluzioni ignora i bisogni biologici e psicosociali dei ragazzi. Vengono trascurati i bisogni di autonomia, rilevanza culturale e connessione sociale tipici dell’adolescenza.
  • L’impatto del digital divide: Nei paesi a basso e medio reddito (LMIC), meno del 30% degli adolescenti dispone di un accesso regolare a Internet. Ciò è dovuto a barriere infrastrutturali e di costo. La maggior parte delle app non affronta i criteri di equità digitale. In questo modo si rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti.

Il peso del marketing commerciale e degli algoritmi

Gli interventi di salute digitale non operano in un vuoto isolato. Si inseriscono in un macro-ecosistema online non regolamentato e dominato da forze commerciali. I sistemi di raccomandazione basati sull’Intelligenza Artificiale guidano le piattaforme social come TikTok, Instagram e YouTube. Lo stesso vale per le app di food delivery come Uber Eats o DoorDash. Questi algoritmi sono progettati per massimizzare il tempo di permanenza e il profitto, anziché supportare il benessere dei minori.

I dati sul marketing alimentare digitale delineano un quadro critico:

  • Esposizione globale: In sei paesi esaminati, fino al 60% degli adolescenti visualizza regolarmente pubblicità online di cibo spazzatura. I livelli di esposizione sono direttamente proporzionali al tempo trascorso davanti allo schermo.
  • Il contesto canadese: In Canada, i giovani sono esposti al marketing alimentare sui social media in media 189 volte a settimana. C’è una netta prevalenza di fast food e bevande zuccherate.
  • Le strategie in Indonesia: In Indonesia, l’85% dei brand analizzati promuove online alimenti non conformi agli standard nutrizionali dell’OMS per i minori. Le inserzioni vengono camuffate da contenuti nativi generati dai coetanei (peer-to-peer). I brand utilizzano sticker, geotag e hashtag dedicati. Per i ragazzi diventa, quindi, difficile riconoscere l’intento pubblicitario.

Questo bombardamento costante desensibilizza gli adolescenti rispetto al valore nutrizionale e alle corrette porzioni. Il fenomeno si intreccia inoltre con algoritmi che promuovono canoni estetici irrealistici. Ciò alimenta lo stigma legato al peso e i disturbi della salute mentale. Infine, l’utilizzo intensivo dei servizi di consegna di cibo a domicilio è risultato associato a un incremento del BMI.

I pilastri per una prevenzione efficace e sistemica

Per invertire la rotta occorre competere con la pervasività degli ecosistemi commerciali. Lo studio dell’Università di Sydney propone un framework d’azione basato su quattro pilastri strategici:

  1. Integrazione etica dell’Intelligenza Artificiale: L’AI può ottimizzare il coinvolgimento dei ragazzi in tempo reale. Può fornire feedback personalizzati e definire fenotipi digitali per prevedere l’aderenza ai trattamenti. Il suo utilizzo deve però rispettare rigidi criteri di privacy e trasparenza. Occorre, inoltre, mitigare i bias algoritmici che colpiscono le minoranze.
  2. Regolamentazione e governance politica: La sanità digitale necessita di interventi normativi a livello strutturale per tutelare i minori. Il report cita come esempi promettenti l’imminente divieto del Regno Unito sulle pubblicità online di junk food rivolte ai minori. Vengono menzionate anche le restrizioni sulla trasparenza dei dati e sul marketing presenti nell’Unione Europea.
  3. Co-creazione attiva (Co-design): È indispensabile includere gli adolescenti come partner paritari in tutte le fasi di sviluppo dei software. Un esempio virtuoso è l’intervento Health4Me in Australia. In questo progetto i ragazzi hanno guidato la stesura e convalidato il tono di una banca di messaggi per la salute, migliorandone l’impatto. Strumenti come la piattaforma digitale Health Hive servono proprio a fornire ai giovani le competenze per partecipare alla ricerca.
  4. Riformulazione delle metriche di valutazione: L’adozione esclusiva del BMI come parametro clinico è insufficiente. Questo indicatore non cattura la complessità dei percorsi preventivi e rischia di accentuare lo stigma. Le future valutazioni dovranno espandersi verso indicatori comportamentali, psicosociali e ambientali. Tra questi rientrano l’alfabetizzazione sanitaria digitale, il benessere mentale e la resilienza verso i rischi online. Approcci innovativi come la Civic Science (scienza civica) possono consentire ai ragazzi di mappare i propri contesti alimentari. Questo li trasforma in promotori attivi del cambiamento nelle scuole e nelle comunità.

Fonte bibliografica
Partridge, S. R., Todd, A. R., Redfern, J., Dogra, S., Wang, E., Akinsanya, B. T., Raeside, R., & Jia, S. (2026). Adolescent obesity in the digital age: navigating risks and opportunities. The Lancet Digital Health, Vol. 2026, Published Online. https://doi.org/10.1016/j.landig.2026.101006