Presentati i risultati del più grande partenariato nazionale sull’invecchiamento
Roma, 28 gennaio 2026 – Age-It, il più grande partenariato nazionale di ricerca sull’invecchiamento finanziato dal PNRR, dimostra che investire in ricerca paga: un’analisi del rapporto costo-efficacia quantifica in 25 miliardi di euro i benefici sociali attesi nei prossimi vent’anni, con un tasso di rendimento interno del 25-35%, superiore ai benchmark convenzionali degli investimenti pubblici. I risultati sono stati presentati oggi nel convegno “Invecchiare bene in una società che cambia” organizzato dal partenariato Age-It (Ageing Well in an Ageing Society), in collaborazione con INPS, alla presenza di Maria Teresa Bellucci, Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Alessandra Petrucci, Presidente Age-It e Rettrice dell’Università di Firenze, Gabriele Fava, Presidente INPS, Francesco Maria Chelli, Presidente Istat, Andrea Lenzi, Presidente CNR, Mons. Vincenzo Paglia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita, Elena Bonetti, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Transizione Demografica, e molti esponenti delle istituzioni, dell’università e della ricerca.
La sfida demografica italiana
L’Italia è leader mondiale nell’invecchiamento: quasi il 25% (un quarto della popolazione) ha 65 anni o più, e il 7,7% ha 80 anni o più, con un’aspettativa di vita eccezionalmente elevata – 83,4 anni alla nascita – e tassi di fecondità persistentemente bassi, che hanno raggiunto il minimo storico di 1,18 figli per donna nel 2024. Senza interventi correttivi, entro il 2060 la riduzione della forza lavoro produrrà una diminuzione del tasso di crescita del PIL dello 0,6 per cento (Figura 1).

La crescita del PIL pro capite dell’Italia è stata tra le più basse nel periodo 2006-2019 e sarà ancora più debole nel 2024-2060 a causa dell’invecchiamento della popolazione e del forte calo dei 15-64 anni (-21%), che ridurrà la forza lavoro e l’occupazione. Meno lavoratori significa minore capacità di crescita economica nel lungo periodo. Al contrario, paesi come gli USA e quelli OCSE mostrano prospettive di crescita più solide.
Inoltre, entro il 2050 la quota di spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine raddoppierà, passando dall’1,5 per cento al 3 per cento del PIL (Figura 2).

L’invecchiamento della popolazione farà aumentare fortemente la spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine (LTC), passando da circa l’1,5% del PIL nel 2024 a circa il 3% nel 2050. In Italia, nel 2050, la spesa per le LTC peserà tra il 2,5% e il 3,2% del PIL, mettendo sotto pressione i conti pubblici.
L’approccio sistemico di Age-It negli obiettivi del futuro Istituto I3
In tre anni di attività, il programma Age-It ha analizzato le grandi sfide dell’invecchiamento della popolazione fornendo soluzioni per mitigare le criticità nel breve periodo e creare opportunità per garantire maggiore sostenibilità e benessere nel lungo periodo. Grazie a un approccio sistemico e multidisciplinare le soluzioni intervengono su molteplici fronti, come ad esempio: rallentare il processo d’invecchiamento intervenendo su DNA e telomeri; modificare gli stili di vita per conquistare una longevità in salute; identificare i biomarcatori per valutare il rischio di demenza e prevenire il decadimento cognitivo; fornire sostegno e cura ai caregiver; incentivare politiche di age management nelle imprese; superare le diseguaglianze di genere nel lavoro e nelle carriere con conseguente minor fragilità pensionistica; garantire un’equa distribuzione delle risorse tra le generazioni; sviluppare la silver economy; ripensare relazioni, abitazioni e città per accompagnare e far evolvere una società che invecchia, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie e intelligenza artificiale. Su questo solido patrimonio di conoscenze ed esperienze lavorerà I3, l’Istituto Italiano sull’Invecchiamento, raccogliendo l’eredità del percorso avviato con il PNRR.
Il rendimento dell’investimento in ricerca
Quale valore economico produrranno i risultati di ricerca del partenariato Age-It nei prossimi venti anni? Quali sono i benefici attesi sull’economia e sul benessere sociale?
Il Professor Claudio Lucifora, componente del CdA di Age-it e Ordinario di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, ha condotto un’analisi di valutazione dei benefici attesi, cumulati su un orizzonte di due decenni, in cui viene stimato il rendimento dell’investimento PNRR attraverso l’individuazione e la misurazione di specifici indicatori per ogni singolo obiettivo di ricerca. L’analisi misura il beneficio annuo atteso per individuo, associato agli effetti di mitigazione (es. riduzione del rischio, aumento dell’efficienza e della produttività) su specifiche popolazioni target, proiettato su un orizzonte temporale di breve o lungo periodo.
I principali risultati dell’analisi condotta
- Benefici sociali cumulativi: circa 25 miliardi di euro (nello scenario più conservativo)
- Tasso di rendimento interno (TIR): 25-35%, superiore ai benchmark convenzionali degli investimenti pubblici
- Ritorno elevato grazie alla natura sistemica e a lungo termine dei benefici generati dalla ricerca sull’invecchiamento
I3 l’Istituto Italiano sull’Invecchiamento.

L’Istituto Italiano sull’Invecchiamento I3 proseguirà il percorso di Age-It nell’affrontare l’eccezionale sfida demografica dell’Italia e offrire al Paese una visione sul futuro della popolazione: un’Italia competitiva sullo scenario globale, sostenibile e in salute, inclusiva per tutte le età e con il giusto equilibrio intergenerazionale.
Le dichiarazioni
Alessandra Petrucci, Presidente Age-It e Rettrice dell’Università di Firenze: “L’invecchiamento non è solo una sfida demografica, ma una questione strutturale che riguarda crescita, coesione sociale e sostenibilità del welfare. Age-It dimostra che investire in ricerca integrata significa costruire oggi le basi per un Paese più consapevole, capace di trasformare un cambiamento profondo in un’opportunità di sviluppo economico e sociale.“
Claudio Lucifora, componente del CdA di Age-It: “I dati dimostrano chiaramente che investire in ricerca sull’invecchiamento non è solo necessario, ma economicamente vantaggioso. Con un ritorno del 25-35% e benefici che si estendono per decenni, questo tipo di investimento pubblico rappresenta una scelta strategica per il futuro del Paese.“
Contenuti correlati da scaricare
- Invecchiamento attivo e in salute
- Il caregiver occupa il 30% della vita delle donne italiane
- L’ageismo nelle imprese
- In Italia si vive più a lungo, ma non tutti nello stesso modo
- Prevenire la demenza è possibile
- Alzheimer, quando il DNA invecchia il cervello
- Invecchiare bene non è un conflitto tra generazioni
Info e contatti
Age-it (Ageing Well in an Ageing Society) è il partenariato di ricerca sulle sfide dell’invecchiamento finanziato dal PNRR, coordinato dall’Università di Firenze e costituito da 27 enti, con oltre 800 esperti di diverse aree scientifiche appartenenti alle principali università italiane (Università di Firenze, Milano-Bicocca, Piemonte Orientale, Padova, Ca’ Foscari Venezia, Bologna, Sapienza, Federico II, Molise, Bari, Calabria, Bocconi, Cattolica, Università Salute-Vita San Raffaele, SISSA Trieste), Enti di ricerca (CNR, ISTAT, INPS, INRCA, Neuromed) e alcune aziende di rilevanza nazionale.
UFFICIO STAMPA – Silvia Magna – email: silvia.magna@dblue.it – Mob: 349/2516221
